Si lotta contro il gioco problematico, ma la sua pubblicità persiste

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Bisogna dire che ci sono tanti interventi e tante iniziative “messe in gioco” per la prevenzione e la cura del gioco problematico, ma questo non è mai abbastanza perché sembra che questo fenomeno dilaghi a vista d’occhio e le strutture nazionali per combatterlo ancora non sono soddisfacenti e non riescono a sostenere coloro che sono coinvolti in una dipendenza da abuso del gioco d’azzardo e da gioco nei siti italiani legali di casino.

Solo recentemente il gioco problematico è stato inserito nei LEA e solo da poco, quindi, ci si può rivolgere a strutture sociali che “possano dare una mano”. Ma, come detto, non è abbastanza anche perché si è tuttora in attesa di conoscere la vera e reale situazione nazionale di coloro che soffrono di questa dipendenza.

Arrivano dati assolutamente diversi (e, purtroppo, dipende da chi li rende pubblici) sul gioco problematico: se le notizie arrivano dalla Lombardia e dal Trentino i dati sono catastrofici… se arrivano da altre Regioni i risultati sono contenuti e da altre Regioni ancora i risultati sono assolutamente sotto controllo. Quindi, dove sta la verità? È arduo allo stato delle cose saperlo: l’importante sarebbe mettere in atto tanta informazione e tanta conoscenza (priva però di falsi moralismi che vorrebbero il gioco al di fuori della vita quotidiana di tutti) per arrivare ad un gioco responsabile e certamente non ad un gioco compulsivo.
Ma nonostante da un lato vengano fatte campagne, riunioni, eventi, studi e ricerche per il gioco problematico, dall’altra parte il gioco d’azzardo viene “promozionato” dalla pubblicità televisiva che “martella”, ancora oggi, regalando bonus a destra ed a manca e “spingendo” l’utente televisivo a “provare a giocare”… tanto non rischia soldi suoi, ma quattrini che vengono “regalati” dalle varie piattaforme. I messaggi televisivi contengono sempre la vecchia e trita formula “Il gioco è severamente vietato ai minori e può causa dipendenza patologica”, esternata alla fine dello spot televisivo, detta in fretta, quasi con “disattenzione” ed a volte anche con tono di voce bassissimo e velocissimo: è un messaggio inutile che lascia il tempo che trova, visto invece che le immagini precedenti sono focalizzate su di un “regalo di un bonus” da spendere senza “tirare fuori un quattrino”.

E non è che la pubblicità sia fatta da casinò o piattaforme di poco conto: in queste righe si vuole parlare di Better Lottomatica, che non ha certamente bisogno di alcuna presentazione visto che tutti le riconoscono la fascia di uno dei leader del gioco. In questo caso la pubblicità del gioco viene addirittura fatta via mail e raggiunge un numero “sconsiderato” di utenti che si trovano “un’offerta che non possono rifiutare”. Visto che il messaggio non ha raggiunto una sola persona significa che esiste una enorme mailing list alla quale si attinge. Quindi, esistono liste di cittadini che evidentemente giocano e sono raggiungibili in qualche modo. Come si fa a fermare tutto questo? Non è cosa semplice né facile perché questa “macchina” delle mail, che evidentemente funziona assai bene, è difficile da affrontare.

Insomma, abbiamo superato forse la fase del gioco con la macchinetta e, quindi, il rapporto tra macchina e giocatore: tocco la macchina, schiaccio dei tasti, guardo lo schermo, ascolto suoni e, quindi, esiste un coinvolgimento sensoriale, siamo direttamente passati ad un’offerta che si muove attraverso l’online in una dimensione assolutamente e totalmente virtuale in cui paradossalmente i soldi non vengono messi in prima persona, vengono “regalati” per far giocare….

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